Un consigliere double face

Era già crollata la fiducia dei cittadini nella magistratura: 11 anni fa il dato era del 68%, mentre oggi è del 39%. Ma la vicenda del magistrato Catello Maresca, il P.M. napoletano anticamorra, ospite fisso dei salotti televisivi, dà la spallata definitiva alla credibilità della magistratura. Tutto secondo legge, per carità, ed era già accaduto anche in passato, ma è veramente inconcepibile che un P.M., che a Napoli svolgeva indagini e chiedeva condanne, abbia potuto fare campagna elettorale  e si sia potuto candidare a sindaco nella stessa città, dove, dopo aver amministrato giustizia, chiedeva di amministrare anche la città. Ma lo sconcerto non si ferma qui. Perché il nostro magistrato, sconfitto come sindaco, conserva tuttora il seggio di capo della minoranza al Consiglio comunale di Napoli. Ora il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo l’aspettativa per la campagna elettorale, lo ha riammesso in servizio in un’altra città a 150 chilometri di distanza, a Campobasso, dove, anziché il P.M., farà il giudice in Corte d’appello : quindi consigliere d’opposizione a Napoli e consigliere di Corte d’appello a Campobasso. E’ vero che è stata sofferta la decisione del C.S.M., dove si sono levate voci contrarie a consentire ad un magistrato il contemporaneo svolgimento di attività politica e funzioni giudiziarie, sottolineando giustamente come tale commistione comporti una lesione per l’immagine di imparzialità e di indipendenza della magistratura. Ma alla fine è prevalso il voto del C.S.M. che ha legittimato lo svolgimento contemporaneo da parte del magistrato di entrambe le funzioni, mentre avrebbe potuto negare l’idoneità alle funzioni giudiziarie per motivi di opportunità.  È però difficile per il cittadino comprendere come sia possibile fare il politico e il giudice allo stesso tempo e tale confusione di ruoli genera il sospetto che quello politico possa in qualche modo influenzare quello giudiziario o viceversa. Purtroppo, la politica, che era stata sollecitata da anni a risolvere il problema, modificando l’ordinamento giudiziario, è rimasta inerte, per cui, a parte un divieto per ragioni di evidente inopportunità, non esiste una norma che impedisca ad un magistrato di svolgere altrove ma contemporaneamente le funzioni di consigliere comunale, di assessore o sindaco, come peraltro è già accaduto in passato. E’ previsto soltanto che i magistrati che sono stati candidati e non sono stati  eletti  non possano esercitare per un periodo di cinque  anni  le  loro  funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni; per cui Maresca fra cinque anni potrà anche tornare a Napoli come P.M. Intanto, come detto, al danno si è aggiunta la beffa: il P.M. ora è diventato giudice, consigliere di corte d’appello, che contemporaneamente svolge le funzioni di consigliere comunale di opposizione: quindi un consigliere double face. Solo ora il ministro della giustizia Cartabia propone di eliminare il fenomeno delle “porte girevoli”, cioè il passaggio di magistrati dalle aule dei tribunali alle campagne elettorali e alle aule della politica per poi, dismessa la casacca di partito, fare ritorno nei ranghi della magistratura.  Ma è tutt’altro che scontata una riforma a breve, perché il tema è collegato a quello più generale della riforma dei criteri per scegliere i membri del C.S.M., sulla quale non c’è ancora alcuna concordia di opinioni, per cui a giugno sarà rinnovato ancora una volta con i vecchi criteri basati sulle “correnti”, con tutte le degenerazioni e le faide correntizie che il “caso Palamara” ha messo in evidenza. Ed è triste constatare, in tutta questa vicenda, che il C.S.M. non si renda conto che il fenomeno delle “porte girevoli” comporta un danno non soltanto per la giustizia, ma per l’immagine della autonomia e dell’indipendenza di tutta la magistratura, che in larga parte lavora serenamente e senza  “entrate ed uscite” in politica.

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