Recensione a “Mandato di arresto europeo e procedure di estradizione. Guida operativa alla difesa della persona richiesta”, a cura di Lorenzo Nicolò Meazza, Lorenzo Roccatagliata e Guido Stampanoni Bassi

La recensione ha ad oggetto il volume collettaneo “Mandato di arresto europeo e procedure di estradizione”, concepito come guida operativa per il difensore della persona richiesta in consegna o in estradizione.

The review deals with the collective volume “European arrest warrant and extradition procedures”, conceived as an operational guide for the defence counsel of the person requested for surrender or extradition.

L’opera collettanea – curata da Lorenzo Nicolò Meazza, Lorenzo Roccatagliata e Guido Stampanoni Bassi, da poco pubblicata per i tipi di Lefebvre Giuffrè – è organizzata in sei parti e diciotto capitoli, ciascuno attribuito a un autore, e corredata di un ricco indice analitico. Il volume si propone un obiettivo dichiaratamente pratico: offrire al penalista, e in particolare all’avvocato difensore, un compendio che, alla luce dei più recenti sviluppi giurisprudenziali interni, euroconvenzionali ed eurounitari, lo aiuti ad orientarsi nelle discipline, piuttosto complicate e talvolta oscure, di estradizione e mandato d’arresto europeo. Come hanno anticipato gli stessi curatori in una presentazione dell’opera reperibile online, l’attualità dell’argomento, già evidente per l’impetuosa trasformazione dei rapporti internazionali, è resa ancora più lampante dalla constatazione che la cooperazione penale è ad oggi esposta, contemporaneamente e in maniera interagente, alle convulse vicissitudini della politica estera e alla forte incidenza delle fonti sovranazionali, CEDU e trattati europei in testa.

Il disegno unitario del lavoro rispetta una progressione che è scandita come di seguito: innanzitutto, vengono presentante le disposizioni chiave dell’estradizione (Parte I), per passare all’analisi dei rapporti con i principali ordinamenti stranieri (Parte II), soffermarsi sulla normativa del mandato d’arresto europeo (Parte III) e, conclusivamente, concentrarsi su quella della consegna alla Corte penale internazionale (Parte IV), oltre ai principi e rimedi esperibili (Parte V). Infine, viene riservato uno spazio anche alla cooperazione internazionale di polizia (Parte VI). Si tratta di un impianto che consente al lettore – sia esso lo studioso, il magistrato o appunto l’avvocato alla ricerca di risposte per risolvere un caso concreto – di muoversi agevolmente dalla panoramica d’insieme alle singole discipline di settore.

Nella Parte I, Guido Colaiacovo delinea organicamente i fondamentali dell’estradizione, dall’inquadramento delle fonti alla descrizione del procedimento, per arrivare così agli effetti della decisione; Guido Stampanoni Bassi esamina le misure cautelari nella procedura estradizionale, distinguendone i presupposti applicativi, i termini di durata e le questioni – di sicuro interesse per il difensore – dello spirare dei termini e della riparazione per l’ingiusta detenzione in relazione ai provvedimenti restrittivi; chiude la parte generale il contributo di Giulia Borgna sul sistema delle impugnazioni, che enuclea il giudizio in Cassazione, oltre a quello innanzi alle giurisdizione amministrativa, e all’incidente di esecuzione.

La Parte II costituisce forse la sezione di più marcata originalità dell’opera, poiché affronta – con un taglio comparatistico che non è frequente nella manualistica corrente – i rapporti estradizionali dell’Italia con una selezione di sistemi giuridici mondiali, mostrando, tra l’altro, come la tenuta concreta degli strumenti pattizi dipenda spesso più dagli equilibri politici del momento che dal dato squisitamente normativo. Il capitolo di apertura, di Gabriele Fiorella, è incentrato sulla Convenzione europea di estradizione e propone una ripartizione ratione personae e materiae, gettando uno sguardo ai limiti e alla procedura. Iniziando idealmente un “giro del mondo” da Ovest a Est con l’America del Nord, Ennio Alagia studia gli Stati Uniti, in specie il Trattato bilaterale del 1983 e l’Accordo UE-USA del 2003, richiamando la giurisprudenza della Corte EDU sulla pena capitale e su quella a vita (casi Cipriani e McCallum) e anche della Corte di Cassazione sulle previsioni del Trattato. Giungendo all’America del Sud, Riccardo Lucev e Luca Piatti si intrattengono con i Paesi latinoamericani, prima con una valutazione ad ampio spettro e a seguire con un affondo su Brasile e Uruguay. Arrivando al Golfo Persico, Nicolò Laitempergher dà conto dei rapporti sempre crescenti, anche commerciali, con gli Emirati Arabi Uniti, per poi approfondire le relazioni con gli ordinamenti iraniano e saudita, sottolineando la distanza a livello giuridico-culturale (e religioso) dagli standard occidentali. Approdando all’Europa orientale e all’Asia, il capitolo di Tatiana Della Marra sulla Federazione Russa illustra il blocco della collaborazione giudiziaria seguito all’espulsione della Russia dal Consiglio d’Europa e alla cessazione dell’applicazione della Convenzione EDU sul suo territorio. Simona Candido si focalizza invece sulla Cina, esplorando il Trattato del 2015 e valutando il precedente di cui alla sentenza Liu c. Polonia, che ha posto un freno alle estradizioni verso la Repubblica Popolare da parte dell’Italia in considerazione della situazione generale di violenza contraria all’art. 3 CEDU presente nel Paese. Il periplo giunge al termine con un’analisi sinottica di taluni Stati del Commonwealth britannico – dal Pakistan all’Australia, transitando per l’India – firmata da Angelo Stirone, che tratteggia interdipendenze e analogie tra assetti legislativi caratterizzati sì da una comune matrice ma pure da una diversa identità.

Il baricentro sistematico dell’opera è nella Parte III, rivolta al mandato d’arresto europeo. Federico Cappelletti ne ricompone le fonti e i principi, coprendo l’arco dalla decisione quadro, attraverso il recepimento e sino alla riforma con d.lgs. n. 10/2021, e mettendo al centro il principio del mutuo riconoscimento quale cardine dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Proseguono Oscar Calavita e Paola Concolino, assieme a Giulia Guagliardi, i quali esaminano in due tempi la procedura di consegna passiva, con particolare riguardo ai motivi di rifiuto (obbligatori e facoltativi) e a quello “non codificato” della violazione dei diritti fondamentali, ormai divenuto basilare. Il capitolo di Amedeo Barletta, pur collocato più avanti nella struttura del volume, si salda idealmente a questa parte, ricapitolando in ottica diacronica le tappe della giurisprudenza della Corte di Giustizia, facendo risaltare come essa abbia eroso, progressivamente, il dogma della fiducia reciproca meramente automatica (o “blind trust”): dal c.d. test bifasico inaugurato nel celebre caso Aranyosi e Căldăraru sui trattamenti contrari all’art. 3 CEDU nelle strutture carcerarie, alle pronunce sull’indipendenza giudiziaria (caso LM), sulle garanzie dell’autorità giudiziaria emittente, sul processo celebrato in absentia, sul diritto alla vita e alla salute della persona richiesta (caso E.D.L.), sul meccanismo “Petruhhin” e fino alle più prossime in tema di riconoscimento reciproco (sentenza Kamekris) e, altresì, di esecuzione della pena. In questa sezione, si trova il capitolo redatto da Lorenzo Roccatagliata sullo “strano caso” del Regno Unito, ove, dopo una ricognizione sulla Brexit, si ripercorre il passaggio dall’euromandato, non più vigente, al nuovo corpus di cooperazione concordato tra l’Unione europea e il Regno Unito.

La Parte IV, affidata a Cuno Jakob Tarfusser, si occupa della consegna delle persone ricercate alla Corte penale internazionale e della legislazione italiana di adeguamento. Include anche un excursus sul “caso Almasri”, ove si rievocano con taglio critico le tensioni tra i poteri giudiziario e politico emerse con la mancata consegna del generale libico, fino alla rimessione della legge n. 237/2012 al vaglio della Corte costituzionale (che, peraltro, si è appena espressa, nella sentenza n. 143/2026). Tale vicenda viene letta nel saggio anche come banco di prova per la tenuta della separazione dei poteri.

Segue, nella Parte V, l’esame dei rimedi sovranazionali. Lorenzo Nicolò Meazza si sofferma sulle misure provvisorie ex art. 39 del Regolamento CEDU, ricostruendone la fisionomia di strumento eccezionale, volto non a decidere nel merito la doglianza euroconvenzionale, bensì a preservare l’effettività del futuro sindacato della Corte EDU bloccando in via anticipata consegne ed estradizioni che esporrebbero a un rischio reale, imminente, grave e irreparabile soprattutto di tortura o per la vita. L’autore ne evidenzia dunque i contenuti sostanziali e procedurali, comprese le tensioni e i profili problematici, intravedendone il ruolo di fulcro di un sistema multilivello.

Chiude e completa l’opera – e, idealmente, l’impegno stesso del difensore nell’assistenza –, il contributo di Nicola Canestrini nella Parte VI sulla cooperazione internazionale di polizia, che analizza l’architettura dei sistemi Interpol e SIS e le rispettive procedure di cancellazione delle segnalazioni. In tale scritto conclusivo si riflette sulle criticità trasversali ai due sistemi, quali, specialmente, i fenomeni di doppia segnalazione e di effetto moltiplicatore, nonché sulla persistente assenza di rimedi effettivi.

Impreziosisce il lavoro un’introduzione di Andrea Saccucci, che enfatizza la “natura relazionale” del diritto penale della cooperazione giudiziaria. Ne indica la complessità e frammentarietà, a crocevia tra, per un verso, il diritto nazionale, dell’Unione europea e internazionale e, per l’altro, una pluralità di attori istituzionali politico-governativi, giudiziari ed esecutivi. Inoltre, ne rimarca la condizionabilità per via di fattori geopolitici e di politica internazionale, nel contesto variabile, da un lato, di chiusure per ostilità esterne e mutamenti interni e, dall’altro, di aperture per riposizionamenti strategici e investimenti economici.

Globalmente, l’opera si segnala per l’ampiezza normativa e geografica della visuale che offre – spaziante dalla regolamentazione statale al diritto dell’Unione europea, sino agli accordi estradizionali bilaterali e multilaterali – e per la costante attenzione che dà, in ogni capitolo, alla dimensione difensiva. Non un’esposizione meramente descrittiva degli istituti, insomma, quanto piuttosto una guida per orientare il patrocinatore nelle plurime articolazioni, spesso assai insidiose, ma non per questo meno seducenti, della difesa nella cooperazione penale.

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